Infertilità: cure ormonali per rimanere incinta

Pubblicato il 31 Luglio 2025

Affrontare l’infertilità è un percorso impegnativo che porta a doversi scontrare con dubbi, speranze, disillusioni e decisioni da prendere passo dopo passo.

Tra le possibilità offerte dalla medicina per quanto riguarda riproduzione, oggi le cure ormonali rappresentano spesso una delle prime tappe: servono a stimolare o regolare l’ovulazione, rendendo più probabile il concepimento.

Non si tratta, però, di un trattamento unico e standard per tutte: a seconda della causa che ostacola il concepimento, esistono strategie diverse, calibrate con precisione sulle caratteristiche di ciascun corpo.

Quando si parla di infertilità?

La difficoltà a concepire non è sempre sinonimo di infertilità. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si può iniziare a parlare di infertilità quando una coppia ha rapporti regolari non protetti da almeno dodici mesi senza ottenere una gravidanza. Se la donna ha più di 35 anni, il periodo di osservazione si riduce spesso a sei mesi, poiché il tempo diventa un fattore rilevante.

Nel caso di infertilità, contano anche le circostanze in cui avviene: l’età dei partner, senza dubbio, ma anche altre circostanze, oltre che il quadro clinico. L’infertilità, infatti, può essere primaria, se non si è mai riusciti a concepire, oppure secondaria, se la difficoltà compare dopo una o più gravidanze precedenti.

Le cause possono riguardare la donna, l’uomo o entrambi, e comprendono una vasta gamma di fattori, non sempre e non solo di tipo patologico: problemi ovulatori, alterazioni delle tube, endometriosi, squilibri ormonali, ma anche stress prolungato, obesità o patologie maschili come la scarsa qualità del liquido seminale.

terapia ormonale infertilità

Quando il concepimento non arriva, è importante rivolgersi a un centro specializzato che sappia valutare il quadro clinico nel suo insieme, partendo dagli esami ormonali di base.

Cure ormonali per l’infertilità femminile: quale trattamento per quale problema?

Quando una donna ha difficoltà a concepire, può essere necessaria la terapia ormonale, che non è mai un intervento generico: viene scelta con attenzione in base al tipo di squilibrio riscontrato. A seconda della causa, cambiano sia gli ormoni coinvolti che le modalità di somministrazione.

Anovulazione o ovulazione irregolare

Una delle cause più comuni di infertilità femminile è l’assenza di ovulazione o la sua irregolarità. In questi casi, il ciclo mestruale può presentarsi in modo molto variabile o addirittura mancare del tutto, rendendo difficile individuare i giorni fertili e riducendo drasticamente le probabilità di concepimento. Tra le condizioni più frequentemente associate a questo disturbo c’è la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), caratterizzata da una produzione ormonale alterata che ostacola il rilascio dell’ovocita.

Per ristabilire un’ovulazione regolare, i medici possono prescrivere farmaci ormonali specifici che stimolano le ovaie in modo controllato. Vi sono due tipi di trattamento: alcuni agiscono a livello cerebrale, provocando l’attività dell’ipotalamo, che, a sua volta, induce la produzione di FSH e LH, gli ormoni responsabili della maturazione follicolare e dell’ovulazione. Se questi farmaci non sono efficaci, si può passare all’uso di gonadotropine, che stimolano direttamente le ovaie. Il percorso è sempre seguito da monitoraggi ecografici e dosaggi ormonali, per valutare la risposta del corpo e ridurre il rischio di iperstimolazione ovarica o gravidanze multiple.

Fase luteale inadeguata

Un’altra problematica per l’infertilità può riguardare la fase luteale. Dopo l’ovulazione, il corpo femminile entra in una fase, detta appunto luteale, durante la quale l’endometrio si prepara ad accogliere un eventuale embrione.

Questa fase è caratterizzata da una elevata produzione di progesterone, un ormone fondamentale per creare un ambiente favorevole all’impianto. Quando il livello di progesterone è troppo basso o la fase luteale dura meno del necessario, si verifica una condizione che può impedire l’inizio di una gravidanza anche in presenza di un’ovulazione regolare.

In questi casi, la terapia ormonale consiste nella somministrazione di progesterone dall’ovulazione fino a pochi giorni dopo il presunto impianto. Può essere assunto in forma di ovuli vaginali, compresse orali o iniezioni intramuscolari, a seconda del protocollo medico. Lo scopo è quello di rafforzare l’endometrio e mantenerlo ricettivo, aumentando così le probabilità che un embrione possa attecchire e dare inizio a una gravidanza evolutiva.

Questa cura è spesso utilizzata anche nei cicli di fecondazione assistita, ma può essere utile anche in percorsi naturali, quando si individuano alterazioni specifiche del profilo ormonale.

Preparazione ai trattamenti di PMA

Quando il concepimento spontaneo non arriva o si rendono necessarie tecniche più avanzate, si può intraprendere un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). In questi casi, l’ormonoterapia assume un ruolo centrale, poiché consente di controllare e ottimizzare ogni fase del ciclo riproduttivo, dalla maturazione degli ovociti fino all’impianto.

La stimolazione ovarica è il primo passo: attraverso l’uso di gonadotropine (FSH e, talvolta, LH) somministrate per via sottocutanea, si induce la crescita simultanea di più follicoli.

Il dosaggio viene stabilito con grande precisione, in base alla riserva ovarica, all’età e alla risposta osservata nei cicli precedenti. Durante la stimolazione, si effettuano monitoraggi ecografici e ormonali frequenti, per valutare lo sviluppo follicolare e per evitare complicazioni come la sindrome da iperstimolazione ovarica.

Anche dopo il trasferimento dell’embrione, le cure ormonali non si interrompono: il progesterone viene somministrato per sostenere la fase luteale e favorire l’impianto, spesso associato a una quota di estrogeni, soprattutto nei cicli a preparazione farmacologica.

Riserva ovarica ridotta ed età avanzata

Con il passare degli anni, la fertilità femminile tende a diminuire in modo fisiologico. Dopo i 35 anni, e più marcatamente dopo i 40, si osserva una riduzione della riserva ovarica, cioè del numero e della qualità degli ovociti ancora disponibili.

In alcuni casi, questa condizione può manifestarsi anche in donne più giovani, ad esempio a causa di malattie autoimmuni, interventi chirurgici ovarici o terapie oncologiche.

Quando la riserva ovarica è bassa, le cure ormonali vengono adattate con estrema attenzione. Lo scopo è quello di ottenere una risposta ovarica sufficiente pur evitando stimolazioni troppo aggressive, che potrebbero non essere ben tollerate o inefficaci. In questi casi, spesso si ricorre a gonadotropine iniettabili a dosaggio personalizzato.

In alcune situazioni si sceglie di utilizzare una stimolazione con dosaggi più bassi ma ripetuti su più cicli, per accumulare ovociti o embrioni da trasferire successivamente.

Quando l’età è avanzata, il successo del trattamento dipende anche dalla qualità degli ovociti, che, tuttavia, non può essere modificata dai farmaci.

Ipogonadismo ipogonadotropo

In alcune donne, la difficoltà a concepire dipende da un problema più profondo nel sistema di regolazione ormonale: si tratta dell’ipogonadismo ipogonadotropo, una condizione in cui l’ipotalamo e l’ipofisi non producono quantità adeguate di FSH e LH, gli ormoni che normalmente stimolano le ovaie.

In assenza di questi segnali, i follicoli non crescono e l’ovulazione non avviene. Spesso questa condizione si manifesta con amenorrea (assenza di mestruazioni) e può avere cause genetiche, stress prolungato, eccessivo esercizio fisico o disturbi alimentari.

Per riuscire a raggiungere la fertilità, si utilizzano delle terapie ormonali sostitutive che forniscono alle ovaie gli ormoni di cui hanno bisogno per attivarsi.

Il trattamento è efficace, ma richiede un monitoraggio medico attento, per calibrare le dosi e controllare la risposta ovarica. Poiché in questi casi il corpo non ha un ciclo spontaneo da cui partire, ogni fase del trattamento viene costruita farmacologicamente, dalla stimolazione fino al supporto post-ovulatorio con progesterone. Nonostante la complessità del protocollo, molte donne con ipogonadismo ipogonadotropo riescono ad ottenere una gravidanza grazie a queste terapie.

Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su linkedin