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Follicoli ovarici: perché sono importanti per l'ovulazione

Pubblicato il 19 marzo 2021

Quando si cerca la gravidanza può essere molto utile avere ben chiaro come funziona l’apparato riproduttore, quali sono gli elementi che esso contiene e a che cosa servono.

Spesso dai medici si sente parlare di follicoli ovarici, ma non tutti sanno esattamente cosa siano: talvolta, infatti vengono confusi con gli ovuli. In realtà, si tratta di due elementi diversi.

Che cosa sono i follicoli ovarici

I follicoli ovarici sono delle strutture che fanno parte dell’ovaia e che permettono lo sviluppo dell’ovulo. Essi contengono le cellule che producono gli estrogeni, che sono gli ormoni necessari alla maturazione dell’ovulo.

I follicoli sono delle piccole sacche, contenute all’interno dell’ovaio femminile, che influenzano le fasi del ciclo mestruale. Nell’apparato riproduttore femminile ne è contenuto fin dalla nascita un certo numero, circa uno-due milioni, e che costituisce la cosiddetta riserva ovarica.

Da una donna all’altra, ci possono essere variazioni non indifferenti del numero di follicoli. Con il passare del tempo, poi, questo numero diminuisce progressivamente, tanto che si stima che, quando la donna raggiunge lo sviluppo con il menarca, il loro numero sia diminuito a circa 300-400 mila. Con l’avanzare dell’età, la diminuzione del numero di follicoli è ancora più importante.

follicoli ovarici - campagna del cavolo

Durante la vita si stima che ogni donna, nel periodo compreso tra il menarca e la menopausa, abbia indicativamente 400 ovulazioni. Tuttavia, la maggior parte dei follicoli non giungerà mai a maturazione in quanto si deteriorerà prima.

Che cos’è la follicogenesi

Il processo di follicogenesi inizia durante la pubertà, in concomitanza con il menarca. Da questo momento in poi, i follicoli inizieranno a maturare ciclicamente: quando il follicolo giunge a maturazione, avviene la liberazione dell’ovocita maturo, che è contenuto nel follicolo stesso, e ha luogo l’ovulazione.

Il momento in cui termina il processo di follicogenesi coincide con la menopausa. Si tratta di un fenomeno piuttosto diverso a quello che avviene nell’apparato riproduttivo maschile. Infatti, nell’uomo la produzione di spermatozoi teoricamente può verificarsi anche in età avanzata, sebbene la qualità spermatica progressivamente si deteriora e rende sempre meno probabile il concepimento. Per la donna, invece, la produzione di gameti è limitata al periodo di tempo contenuto tra il menarca e la menopausa.

Dopo la menopausa, infatti, non viene più stimolata la produzione di estrogeni e scompaiono i segnali ormonali che, durante l’età fertile, si presentavano appena prima della fase follicolare. 

I follicoli: come influiscono sulla fertilità

Sapere la disponibilità della riserva ovarica femminile può essere molto importante all’interno di un percorso diagnostico per valutare le condizioni di fertilità, soprattutto nel caso in cui si avesse intenzione di intraprendere la fecondazione assistita.

Oggi come oggi, il metodo più efficace per valutare la consistenza della riserva ovarica è proprio il conteggio dei follicoli. Si tratta di un esame condotto attraverso ecografia vaginale e si esegue nei primi giorni di ciclo mestruale, tra il secondo e il quinto. Grazie a questo esame, si contano i cosiddetti follicoli antrali, che prendono appunto il nome dalla fase antrale. In questa fase i follicoli si trovano nel secondo stadio di maturazione e sono posizionati in una cavità che viene denominata antro.

Il conteggio dei follicoli antrali viene combinato con l’età anagrafica della donna per valutare la possibilità di raggiungere il concepimento.  

Attraverso l’ecografia, condotta in specifici giorni del ciclo mestruale, si può osservare il comportamento dei follicoli e il loro percorso di crescita.

Per avere una condizione di normalità, il numero di follicoli antrali dovrebbe essere compreso tra i 6 e i 10. Se nel conteggio risulta un numero di follicoli inferiore a 6, la riserva ovarica sarà scarsa, se invece il conteggio supera i 12, la riserva ovarica sarà piuttosto alta. Entrambe le condizioni, tuttavia, possono mettere a rischio un eventuale trattamento per aumentare la fertilità: nel caso di riserva ovarica scarsa, il trattamento potrebbe non funzionare, mentre, viceversa, con una riserva ovarica consistente il trattamento potrebbe avere una risposta eccessiva.

In previsione di una gravidanza futura, anche se non si avesse intenzione di procreare nell’immediato, conoscere la propria riserva ovarica può essere molto utile. Poiché si tratta di un conteggio piuttosto semplice, che si può fare grazie alla semplice ecografia durante il controllo periodico dal ginecologo, la conta dei follicoli ovarici è certamente consigliabile. 

Esami della riserva ovarica: quali sono

Oltre al conteggio dei follicoli ovarici, vi sono altri due metodi per valutare la riserva ovarica:

  • L’ormone antimulleriano (AMH) è un ormone che viene generato dai singoli follicoli ovarici. Pertanto, più alto è il valore di questo ormone, maggiore sarà il numero di follicoli. Per definire i livelli dell’ormone AMH è sufficiente un esame ematico. Nel caso in cui si rilevassero valori molto elevati, tale condizione potrebbe essere sintomo della sindrome dell’ovaio policistico.
  • L’ormone follico-stimolante (FSH) è, al contrario, un ormone che ha la funzione di favorire la maturazione del follicolo. L’esame deve essere condotto nel 2° o 3° giorno del ciclo: se ne risulta una concentrazione molto alta, potrebbe significare che la riserva ovarica è scarsa.
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