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La fertilità diminuisce con l'età: ecco perché

Pubblicato il 9 ottobre 2020

Gli studi scientifici hanno ormai ampiamento dimostrato che la fertilità diminuisce con l’età. Non si tratta di un fenomeno legato solo alla fertilità femminile, ma anche l’uomo, col il passare del tempo, ha meno probabilità di procreare.

Uno studio della Harvard Medical School di Boston, che ha preso in esame ottomila coppie ricorse alla fecondazione assistita, ha infatti dimostrato che la fertilità col passare degli anni non diminuisce solo per le donne, ma anche per gli uomini.

Che cos’è l’orologio biologico

L’espressione orologio biologico venne utilizzata per la prima volta in un articolo pubblicato dal Washinton Post. Era il lontano 1978 e la mentalità corrente non concepiva che le cause dell’infertilità potessero essere riferite all’uomo.

Nell’articolo, infatti, si faceva riferimento alle donne che volevano far carriera e per le quali l’orologio biologico, secondo l’autore dell’articolo, stava ticchettando. In realtà, i dati dimostrano che i casi di infertilità maschile e femminile grossomodo si equivalgono: l’orologio biologico, del resto, ticchetta tanto per gli uomini quanto per le donne.

I dati dello studio dell’Harvard Medical School dimostrano, infatti, che le probabilità di rimanere incinta dipendono sia dall’età della donna sia da quella dell’uomo. Secondo la ricerca le probabilità di una trentenne di rimanere incinta sono piuttosto alte (73%) quando il partner ha tra i 30 e i 35 anni.

Tuttavia, diminuiscono drasticamente (-46%) nel momento in cui il partner ha tra i 40 e i 42 anni.
Ma non solo: una donna tra i 35 e i 40 anni avrebbe il 30% delle probabilità in più di concepire se ha un partner con meno di 30 anni rispetto a uno con 30-35 anni. 

Le cause fisiologiche della diminuzione della fertilità femminile

Fisiologicamente la fertilità femminile segue fasi precise: dopo la pubertà, le ragazze diventano fertili con la comparsa del menarca. Si considera che dai 20 ai 24 anni circa siano nel periodo in cui la fertilità è massima e poi, man mano, comincia a diminuire. Dopo i 30 anni ci sarà una diminuzione piuttosto netta, che sarà ancora più rapida dopo i 35 anni.

Se a 20 anni le probabilità di concepire sono tra il 30% e il 40% ogni mese, a 30 anni sono già diminuite al 20%. Dopo i 45 anni, poi, sebbene la donna non sia ancora in menopausa, ha una probabilità di concepire molto bassa.

  • Con il passare del tempo, infatti, la riserva ovarica diminuisce. Ogni donna ha un corredo fisso di follicoli che, anno dopo anno, diminuisce di entità: nel momento del menarca, la dotazione di 1-2 milioni di follicoli preseti alla nascita, si è già ridotta a circa 3-400 mila. Man mano che la disponibilità ovarica diminuisce, inferiori sono le probabilità di concepire.
  • Anche la qualità degli ovuli diminuisce: studi recenti, in particolare una ricerca pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine, avrebbero dimostrato che la capacità di alcuni geni di riparare il DNA diminuisce con l’aumentare dell’età. Gli ovuli dovrebbero avere un corredo di 23 cromosomi che, sommati ai 23 cromosomi dello spermatozoo, danno vita a un embrione di 46 cromosomi. Le anomalie cromosomiche sono più frequenti in ovuli e spermatozoi generati da persone più avanti con l’età. La ridotta capacità di riparare il DNA aumenterebbe, infatti, le probabilità di feti con anomalie genetiche e di aborti spontanei.

Perché la fertilità maschile diminuisce con il tempo

Per molto tempo l’infertilità maschile e le sue cause sono state poco indagate. Ciò per tanto tempo è stato determinato da una sorta di pregiudizio, in quanto le cause dell’infertilità sono state tradizionalmente attribuite alle donne.

Negli ultimi anni si è assistito a un progressivo aumento dell’infertilità maschile che ha portato a concentrare maggiormente gli studi su questo problema.
In realtà, studi recenti hanno dimostrato che anche per l’uomo la fertilità diminuisce con l’età.
Sebbene vi siano casi in cui l’uomo riesce a procreare anche in età più avanzata rispetto alla donna, i dati scientifici dimostrano che dopo il 50 anni non solo la quantità ma anche la qualità spermatica diminuisce sensibilmente.

Si verifica pertanto:

  • Sensibile diminuzione della quantità di eiaculato;
  • Diminuzione della quantità e della concentrazione degli spermatozoi nell’eiaculato;
  • Diminuzione della motilità degli spermatozoi.

Ciò implica che non solo le probabilità di concepire si riducono sensibilmente, ma anche nel momento in cui si raggiungesse la fecondazione, ci sarebbe un rischio maggiore di aborto spontaneo, di alterazioni cromosomiche del feto e di patologie durante la gravidanza, come il diabete gestazionale.

Infine, si sarebbe rilevato che i padri in età avanzata hanno un maggiore rischio di avere figli affetti da alcuni tipi di disordini psichiatrici come autismo, psicosi e disordini bipolari. Addirittura, gli studi sembrerebbero dimostrare che i bambini nati da padri con 50 anni hanno circa il doppio delle probabilità di essere affetti da autismo rispetto a chi ha un padre con meno di 30 anni e, addirittura, i bambini con padri di oltre 55 anni avrebbero oltre 4 volte le probabilità rispetto al figlio di un 30enne.  

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