Riserva ovarica: la conservazione degli ovociti

Pubblicato il 23 Maggio 2024

La ricerca della maternità negli ultimi decenni ha subito sensibili cambiamenti sia per tempistiche sia per esigenze delle famiglie e delle coppie. I cambiamenti nei ritmi di vita, nelle aspirazioni personali e professionali, oltre che nel ruolo sociale della donna, hanno modificato sensibilmente l’approccio alla maternità. Inoltre, le nuove tecniche offerte dalla scienza medica hanno ampliato le possibilità di procreare.

La conservazione degli ovociti rappresenta un’interessante opportunità al fine di aumentare le probabilità di raggiungere il concepimento nel momento più opportuno.

Che cosa si intende per riserva ovarica

La riserva ovarica è la quantità di ovociti disponibili nelle ovaie di una donna, un patrimonio biologico che determina prima di tutto le possibilità di raggiungere naturalmente il concepimento, quindi, il successo di eventuali trattamenti di fecondazione assistita.

Nell’uomo la produzione di spermatozoi rappresenta un processo continuo, sebbene con l’avanzare dell’età la qualità spermatica si abbassi. Le donne, invece, nascono con un numero finito di ovociti, che diminuisce sia in quantità che in qualità con il passare degli anni, fino ad esaurirsi con la menopausa.

Fattori come l’età, lo stile di vita, la genetica e specifiche condizioni mediche possono influenzare la consistenza della riserva ovarica, condizionando così le possibilità di concepire.

Conservazione degli ovociti: le motivazioni della scelta

La conservazione degli ovociti è una tecnica che consente di prelevare gli ovociti dall’utero femminile e crioconservarli, reimpiantandoli poi nel momento in cui si decida di provare a concepire.

La decisione di posticipare la maternità è un fenomeno in crescita, influenzato da numerosi fattori, quali le aspirazioni e necessità lavorative, la ricerca di un partner con cui creare una famiglia o semplicemente il desiderio di sentirsi pronti sotto tutti gli aspetti prima di intraprendere il percorso genitoriale.

Sottoporsi a un trattamento come la conservazione degli ovociti può, dunque, rappresentare un’interessante soluzione al fine di aumentare le probabilità di concepire per quelle donne che, pur non sentendosi pronte nell’immediato, desiderano o comunque non escludono una maternità futura. Si tratta di un’opzione che offre non solo una sorta di assicurazione sulla fertilità ma anche una maggiore tranquillità psicologica, consentendo di vivere le proprie scelte di vita senza il peso del cosiddetto orologio biologico.

Oltre a motivazioni di natura personale o professionale, ci possono anche essere condizioni di salute, come la necessità di sottoporsi a trattamenti che potrebbero compromettere la fertilità, quali la chemioterapia, che possono consigliare questa procedura. In questi casi, la preservazione degli ovociti diventa strategica anche a livello di supporto psicologico, in quanto offre la possibilità di diventare genitore anche dopo le difficoltà di una malattia.

Le fasi della conservazione degli ovociti

Il percorso per la conservazione degli ovociti inizia con una fase di stimolazione ovarica, durante la quale le ovaie vengono, appunto, stimolate a produrre un numero maggiore di ovociti rispetto al normale ciclo mestruale.

Questo processo, monitorato attraverso esami e controlli periodici, richiede l’assunzione di farmaci ormonali per un periodo variabile, generalmente di circa due settimane.

Sebbene l’idea di sottoporsi a stimolazione ormonale possa intimidire alcune pazienti, le tecnologie e le tecniche attuali hanno permesso di ridurre sensibilmente gli effetti collaterali, rendendo il percorso il più confortevole possibile per la donna.

A seguito della stimolazione, si procede al prelievo degli ovociti, che si svolge attraverso un intervento realizzato in anestesia leggera. Durante questa procedura, che dura pochi minuti, gli ovociti vengono aspirati dalle ovaie attraverso una piccola sonda ecografica inserita per via transvaginale. La sicurezza e la rapidità dell’intervento permettono alle donne di riprendere le normali attività in breve tempo, con pochi disturbi dopo la procedura.

Il passo successivo è la vitrificazione, una tecnica avanzata di congelamento rapido che previene la formazione di cristalli di ghiaccio, potenzialmente dannosi per le cellule. Gli ovociti, dopo questo trattamento, possono essere conservati per anni senza perdere in qualità e possono essere utilizzati quando le condizioni fisiche e personali della donna consentano di tentare una gravidanza.

Come vengono conservati gli ovociti?

Una volta prelevati, gli ovociti vengono preparati per la crioconservazione attraverso la vitrificazione, un processo che richiede una rapidissima riduzione della temperatura.

Gli ovociti, racchiusi in un ambiente protettivo composto da sostanze crioprotettive, vengono immersi nell’azoto liquido, una sostanza che a temperatura ambiente si presenta in forma gassosa ma che, raffreddata a circa -196°C, diventa liquida. Queste sostanze sono essenziali perché aiutano a prevenire danni cellulari che potrebbero verificarsi durante il processo di congelamento e scongelamento. Questo shock termico trasforma l’acqua contenuta nelle cellule in uno stato vitreo senza formare cristalli di ghiaccio che potrebbero danneggiare la struttura cellulare.

Grazie a questo processo di crioconservazione, gli ovociti possono essere mantenuti per anni. Quando la donna decide che è giunto il momento di utilizzarli, gli ovociti vengono delicatamente riscaldati e riportati a temperatura corporea, pronti per essere fecondati in laboratorio.

Questo approccio non solo aumenta le possibilità di successo nella fecondazione assistita ma offre anche alle donne un maggiore controllo sulla loro fertilità, permettendo loro di pianificare la maternità in base alle proprie esigenze e desideri, senza la pressione dei limiti biologici tradizionalmente associati all’età.

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