fbpx

PMA e centri convenzionati:
dove sono e come accedere
alle convenzioni

Pubblicato il 24 Gennaio 2020

I centri che erogano prestazioni di PMA sono distribuiti su tutto il territorio nazionale, con alcune differenze tra nord e sud del paese e tra singole Regioni.

Dal 2017 le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono state formalmente ricomprese nei LEA cioè tra le prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale. La previsione non è ancora in vigore in attesa della definizione delle tariffe.

In particolare, a partire dal Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017, sono state aggiunte tra le procedure convenzionate alcune terapie che oggi fanno parte dell’attività medica corrente e che possono in parte essere praticate ambulatorialmente.

In precedenza erano invece escluse in quanto allora erano considerate a carattere sperimentale oppure venivano considerate non essenziali. Il risultato era che vi erano Regioni che fornivano la prestazione previo pagamento di un ticket ed altre che prevedevano un costo a totale carico della coppia.

Infatti la normativa specifica che definisce quali siano i requisiti per poter accedere alle tecniche di PMA è regionale, di conseguenza ogni regione, nel rispetto della legge quadro del settore L.40/2004, ha deliberato le proprie procedure.

È possibile, dunque, che si registrino diversità su requisiti necessari per avere diritto alla prestazione, come per esempio l’età massima e il numero di cicli tentativi così come sui costi e sulla loro ripartizione.

I centri per le tecniche di PMA.

Attualmente, su tutto il territorio nazionale ci sono oltre 340 centri, comprendendo sia quelli del Servizio sanitario nazionale, sia strutture convenzionate, sia cliniche private.

Sul sito dell’Istituto superiore della Sanità è possibile trovare l’elenco dei centri abilitati suddivisi per regione, con l’indicazione del livello e del tipo di servizio (pubblico/privato/convenzionato).

Questi centri sono iscritti al Registro nazionale Procreazione Medicalmente Assistita e sono gli unici abilitati a queste pratiche mediche. Le informazioni sono consultabili nel sito: http://old.iss.it/rpma/

Esistono centri di I, II e III livello, a seconda del tipo di tecniche di fecondazione assistita che in essi vengono praticati.

1.      Centri di I livello

Si tratta di centri dove possono essere effettuate tecniche di PMA di I livello, le quali comprendono tecniche di inseminazione semplice:

  • inseminazione sopracervicale in ciclo naturale eseguita utilizzando tecniche di preparazione del liquido seminale;
  • induzione dell’ovulazione multipla associata ad inseminazione sopracervicale eseguita utilizzando tecniche di preparazione del liquido seminale;
  • eventuale crioconservazione dei gameti maschili.

Sono centri diffusi su tutto il territorio nazionale e in gran parte sono costituiti da cliniche e studi privati. Secondo i dati del 2017, gran parte dei centri di I livello (74%) sono privati, il 24% pubblici e meno del 2% sono privati in convenzione. Inoltre, hanno una maggiore concentrazione nel nord: ben in 54,3% dei centri di I livello si trovano nelle regioni del settentrione.

2.      Centri di II e III livello

Sono centri dove possono essere effettuate tecniche di PMA di II livello, le quali comprendono:

  • FIVET, si tratta di una tecnica di fecondazione in vitro, durante la quale vengono fatti incontrare gli ovuli e gli spermatozoi in un ambiente esterno. In trasferimento in utero viene fatto nel momento in cui si forma l’embrione;
  • ICSI, iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo, è una tecnica di inseminazione in vitro in base alla quale un singolo spermatozoo viene iniettato nell’ovocita. In fase iniziale, l’ICSI è uguale alla FIVET: la differenza consiste nel fatto che in seguito viene iniettato un solo spermatozoo forzando l’incontro con l’ovocita;
  • GIFT, si tratta di una tecnica in base alla quale i gameti maschili e femminili vengono trasferiti direttamente nelle tube di Falloppio per facilitarne l’incontro spontaneo. Può essere effettuata in via transvaginale o laparoscopica, a seconda dei casi.
  • prelievo testicolare dei gameti, anche in via microchirurgica;
  • prelievo degli ovociti per via laparoscopica;
  • crioconservazione di gameti maschili e femminili ed embrioni.

Alcune di queste procedure possono essere fatte in anestesia locale oppure in sedazione profonda, mentre altre necessitano di anestesia generale con intubazione. Di conseguenza, in genere i centri di II e III livello sono all’interno di strutture ospedaliere o cliniche di dimensioni significative. Secondo i dati del 2017, raccolti nella relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40/2004, i centri di II e III livello sono 204, di cui il 36,8% pubblici, il 54,4% privati e 8,8% privati convenzionati

Come accedere alle convenzioni

La normativa che fa riferimento alle convenzioni per accedere alla fecondazione assistita, pur all’interno delle disposizioni generali della legge quadro, è di tipo regionale. Di conseguenza, possono esserci variazioni da regione a regione.

I requisiti necessari per accedere alle convenzioni dipendono da:

  • residenza in una data area (o regione);
  • età del partner femminile nel giorno del trattamento;
  • numero di prestazioni di PMA di cui si è già usufruito.

L’età massima per poter accedere alle convenzioni in linea di massima è fissata a 43 anni. Tuttavia data la competenza regionale in materia la situazione può variare da regione a regione. Il tema è oggetto di continui mutamenti e deve essere preventivamente verificato.

La regione Toscana, per esempio, ha recentemente modificato i limiti di età, portandoli da 43 a 46 anni per i trattamenti di eterologa femminile e da 42 a 43 per gli altri.

Anche per il numero di trattamenti eseguibili in convenzione si registrano recenti modifiche: sempre in Toscana, i trattamenti sono stati portati da 3 a 4 con la delibera n. 1197 del 01/10/2019.

La regione Piemonte ha innalzato recentemente sia l’età per accedere alla PMA, sia il numero di tentativi. Attualmente sarebbero 46 anni sia per le tecniche di tipo omologo sia eterologo, mentre il numero di cicli è stato innalzato da 3 a 6.

Le novità legislative sono intervenute anche a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 2014 che ha reintrodotto la PMA c.d.  eterologa, vietata in Italia dal 2004 a seguito della L.40/04.

Per evitare speculazioni e differenze tra regione e regione, la Conferenza delle Regioni e delle provincie autonome ha proposto che per la fecondazione eterologa i costi debbano essere compresi in tutti i centri in un range che va dai 1500€ ai 4000€, a seconda se l’inseminazione sia intrauterina, in vitro o con ovociti da donatrice. Per quanto riguarda, invece la prestazione garantite dal Sistema sanitario nazionale, dovrà essere previsto avrà un ticket di circa 500 euro in tutte le regioni che hanno aderito.

Per accedere alle prestazioni sanitarie convenzionate di PMA è opportuno, quindi, consultare il sito dell’Istituto superiore della Sanità e rivolgersi alla propria ASL per ricevere tutte le informazioni aggiornate alle normative più recenti http://old.iss.it/rpma/.

 

Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su linkedin