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Pianificare il parto: il parto indolore.

Pianificare il parto: il parto indolore.

Pubblicato il 12 giugno 2020

Per quanto diventare mamma sia un’esperienza meravigliosa, è innegabile che il parto sia spesso molto doloroso e, in alcuni casi, persino traumatico.
Negli ultimi anni si è diffuso l’utilizzo di tecniche, come l’epidurale, che permettono di ridurre il dolore del parto. Tuttavia in molte aree del nostro paese sono ancora poco diffuse e non sempre tutti i medici e ostetriche sono concordi nel loro utilizzo, oltre al fatto che non tutte le strutture sono attrezzate per poterle applicare.

Inoltre, va considerato che non esiste solo l’epidurale, ma che ci sono tecniche naturali in grado di dare risultati efficaci.
Non per tutte, dunque, la soluzione ideale è la stessa, ma andrà considerata in base alla propria situazione personale, alle condizioni fisiche oltre che alle attitudini personali verso un parto più o meno medicalizzato.

Che cos’è l’epidurale

L’epidurale è una tecnica analgesica che viene applicata localmente, senza necessità di addormentare la paziente. Durante il parto naturale, questa tecnica prevede che venga iniettato un analgesico e anestetico nell’area epidurale della colonna vertebrale, da cui il nome della procedura. Lo spazio epidurale si trova nel canale vertebrale tra la dura madre, che contiene il midollo spinale, e il legamento giallo.

Attraverso questa tecnica analgesica la parte inferiore del corpo, in particolare basso ventre e arti inferiori, non sente dolore, senza che tuttavia la partoriente venga addormentata. Pertanto è possibile sfruttare la collaborazione attiva della mamma durante il parto, senza che questa debba soffrire troppo, soprattutto durante un travaglio molto doloroso o particolarmente lungo.

pianificare parto indolore

Come si pratica l’epidurale

Per effettuare l’epidurale, il medico anestesista colloca la paziente in posizione fetale e inserisce una cannula nel canale spinale fino a raggiungere lo spazio epidurale. Dopodiché vengono iniettate delle sostanze analgesiche e antidolorifiche che durante tutto il parto avranno la funzione di limitare il dolore pur facendo mantenere la sensibilità.
L’area del corpo che viene sedata è circoscritta alla zona desiderata: in genere l’iniezione si effettua tra la 3° e la 4° vertebra lombare, ma ciò può variare a seconda della zona del corpo che si vuole addormentare.

Nella maggior parte dei casi, l’iniezione viene percepita come un lieve dolore o fastidio e solo in alcuni casi può essere accompagnata da una specie di scossa elettrica passeggera, dovuta al fatto che possono essere sfiorati i nervi spirali.  
In genere, dopo un lasso di tempo che va dal quarto d’ora alla mezz’ora, si raggiunge il massimo effetto analgesico, pertanto è necessario che venga effettuata al momento giusto perché abbia la massima efficacia.

Quali sono i vantaggi dell’epidurale

Uso dell’epidurale è di recente diventato un diritto per le donne che dovranno partorire. Nel 2018, infatti, l’OMS ha approvato un documento secondo il quale ogni partoriente dovrebbe poterne usufruire, sebbene oggi non siano ancora sufficienti le strutture che possono garantirlo.

La condizione ideale sarebbe quella secondo la quale l’anestesia diminuisca sensibilmente il dolore senza però ridurre la mobilità delle gambe: in questo modo non solo non si percepirebbe il dolore, ma non verrebbe compromessa la possibilità di camminare e di collaborare attivamente nel travaglio con le spinte. Tuttavia, per poter attuare la cosiddetta “epidurale mobile”, è necessario che il reparto ospedaliero sia dotato di tutti i dispositivi necessari per tenere monitorato il battito cardiaco del feto.

Bisogna tuttavia tenere in considerazione che non sempre la riduzione del dolore avviene al 100%, tanto che molti medici e ostetriche consigliano di attuare in contemporanea altre tecniche di riduzione del dolore.

Dove si può richiedere l’epidurale

Nonostante le raccomandazioni dell’OMS, secondo cui ogni donna dovrebbe poter usufruire dell’epidurale, i dati presentano una situazione piuttosto diversa.
Le statistiche dicono, infatti, che il divario tra la percentuale di strutture che ne fanno uso varia sensibilmente da regione a regione, anche se negli ultimi anni sono aumentate sensibilmente, soprattutto al Nord.

Secondo i dati dell’Osservatorio Onda, la maggior parte dei centri si concentrerebbe, infatti, nella Pianura Padana. Se al Nord questa tecnica analgesica verrebbe applicata in circa il 20/25% dei parti, al Sud, in assenza di dati precisi, si calcola che con ogni probabilità la percentuale non superi il 10%. La situazione si presenta, quindi, molto diversa da quella di altri paesi del mondo. In Francia 3 donne su 4 sceglierebbero questo metodo di riduzione del dolore, mentre negli Stati Uniti i parti con epidurale supererebbero il 50%.

Se si desidera usufruire di questa tecnica, è opportuno parlarne con il proprio ginecologo durante la gravidanza e farsi consigliare in base alla propria situazione particolare. Nel caso, saprà anche indicare la struttura più adeguata alle proprie esigenze.

Altre tecniche di riduzione di dolore per il parto

L’epidurale, tuttavia, non è l’unica tecnica per ridurre il dolore durante il parto, ma ne esistono anche di naturali. L’uso dell’acqua, i massaggi, gli impacchi, la digitopressione e la consapevolezza del respiro sono tra le tecniche più utilizzate e ritenute maggiormente efficaci.

Parto in acqua

L’acqua ha la funzione di sciogliere le tensioni muscolari e di permettere una grande libertà di movimento, oltre al fatto che in acqua il peso del corpo diminuisce. Inoltre, ci sono altri effetti positivi, come il calore dell’acqua, che aiuta a rilassare i muscoli e ad aumentare la produzione di endorfine.

Tecniche di respirazione

Sebbene la respirazione in sé non sia efficace nella riduzione del dolore, la consapevolezza del respiro e l’utilizzo di una respirazione naturale sono fondamentali per un miglior controllo dei muscoli e per un rilassamento utile dell’espulsione del feto. La respirazione diaframmatica risulta in questo senso la migliore anche per l’apertura dell’anello pelvico.

Digitopressione

La digitopressione è una tecnica che si basa sullo stesso principio dell’agopuntura. Si ritiene che la pressione effettuata attraverso le dita su alcune parti del corpo abbia l’effetto di stimolare la produzione di endorfine e di ridurre il dolore.
Si tratta di una tecnica sicura non invasiva né dolorosa, che favorisce positivamente sul travaglio.

Anche per la scelta di queste tecniche, è opportuno rivolgersi al proprio ginecologo o all’ostetrica di fiducia per farsi indirizzare verso strutture che utilizzino tecniche naturali in modo corretto e professionale.

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