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La gravidanza dopo un tumore è possibile?

Pubblicato il 22 gennaio 2021

Ammalarsi di un tumore in giovane età condiziona senza dubbio il proprio rapporto con la vita e le scelte che si faranno una volta superata la malattia.

Anche la possibilità di intraprendere una gravidanza dopo un tumore può essere sensibilmente ridotta, soprattutto nel momento in cui sono necessarie cure impegnative e invasive come la chemioterapia.

Tuttavia, non è affatto detto che non si possa diventare genitori dopo aver affrontato un cancro, tanto più che oggi la preservazione della fertilità è una pratica sempre più efficace, sebbene molte donne ancora non ne usufruiscano perché non la conoscono.

Come le cure oncologiche influiscono sulla fertilità

Le terapie oncologiche sono fondamentali per aumentare le probabilità di sopravvivenza dei pazienti oncologici. Secondo i dati dell’AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, la diagnosi precoce e le terapie sono i due elementi che condizionano maggiormente la possibilità di sopravvivere.

In particolare, i programmi di screening per la diagnosi precoce e l’introduzione di farmaci mirati sempre più efficaci contribuiscono ad aumentare la sopravvivenza media.
Se la sopravvivenza a cinque anni mediamente è del 54% per i pazienti di sesso maschile e del 63% per i pazienti di sesso femminile, va osservato che si tratta di una percentuale in crescita.
Inoltre, si può osservare che i risultati migliori sono quelli che riguardano i tumori al seno, con una percentuale

fertilità dopo tumore

di sopravvivenza a cinque anni dell’87%, e quelli alla prostata, che ha una percentuale di sopravvivenza di circa il 92%.

Quindi, negli ultimi anni gli sforzi effettuati nella prevenzione e nello studio di cure adeguate stanno portando risultati molto importanti.

Tuttavia, sebbene gli studi scientifici siano orientati a produrre terapie con effetti collaterali ridotti, è altrettanto vero che, tra gli altri effetti negativi, si possono presentare disturbi come sterilità o infertilità secondaria.

Quali terapie possono compromettere la fertilità

Non tutte le terapie oncologiche hanno la stessa influenza sulla fertilità, ma possono esserci differenze significative in base al tipo di cure e, aspetto non secondario, alla reazione del singolo paziente. Sebbene esista la concreta possibilità che tutti i trattamenti antitumorali compromettano la fertilità, non è detto che due soggetti diversi abbiano gli stessi effetti dallo stesso tipo di cure.

Chemioterapia

È una delle terapie più utilizzate nelle malattie oncologiche: ha la funzione di inibire la crescita delle cellule tumorali che vengono così distrutte. Tuttavia, vengono colpite anche alcune cellule sane, motivo per cui si instaurano degli effetti collaterali. In molti casi, una volta terminata la terapia, questi stessi effetti svaniscono.

Per quanto riguarda la fertilità, le reazioni causate dalla chemioterapia possono variare a seconda del tipo di farmaco, dell’età, della posologia, oltre alla risposta del singolo ai farmaci. Alcuni tipi di farmaci chemioterapici possono avere effetti negativi sul funzionamento delle ovaie e condizionare la capacità di procreare. 

Terapia ormonale

La terapia ormonale è indicata per il trattamento di patologie oncologiche al seno, nel momento in cui sono presenti particolari proteine dette recettori ormonali.

Le conseguenze di questo tipo di terapia sono più importanti se viene associata alla chemioterapia mentre, generalmente, se questo farmaco viene utilizzato da solo, il rischio di menopausa precoce è molto basso. Inoltre, gli effetti generalmente sono temporanei, in quanto il ciclo mestruale ricompare entro un anno dalla sospensione delle terapie. Quando ciò non avviene, le cause potrebbero essere da ricercare in altri fattori concomitanti come lo stress e la perdita di peso.

Anche per quanto riguarda la radioterapia, possono verificarsi danni alle ovaie o alterazioni all’apparato vascolare uterino, che possono compromettere la fertilità. Tuttavia, ciò è strettamente dipendente dal dosaggio delle irradiazioni, dal punto in cui vengono localizzate e dall’età del soggetto.

Interventi chirurgici

A seconda del tipo di tumore da cui si è colpiti, possono essere necessari interventi chirurgici per l’asportazione di organi legati alla sfera riproduttiva. Se è necessaria l’asportazione di utero, ovaie o tube, la capacità riproduttiva ne risulta inevitabilmente compromessa, mentre la rimozione di un solo ovaio può ridurre parzialmente la fertilità.  

Gravidanza dopo un tumore: conservare la fertilità con la crioconservazione

Nel momento in cui il paziente oncologico è in età fertile e, soprattutto, se ha il desiderio di diventare genitore, il mantenimento della possibilità di procreare rappresenta una importantissima conquista.
Dal punto di vista psicologico, infatti, conservare la propria integrità psicofisica e garantirsi la possibilità di avere un figlio è una spinta molto importante anche nell’affrontare la malattia.

Oggi esistono tecniche di preservazione della fertilità che sono in grado di tutelare la fertilità del paziente senza mettere a rischio la sua sopravvivenza. In questo modo, le probabilità di raggiungere la gravidanza dopo il tumore aumentano sensibilmente, sia nel caso in cui il paziente sia la donna, sia nel caso in cui sia l’uomo.

  • Il medical freezing femminile si suddivide in crioconservazione del tessuto ovarico e congelamento di ovociti. Nel primo caso si tratta di una tecnica ancora in fase sperimentale che prevede il congelamento di alcune cellule prelevate dal tessuto che costituisce l’ovaio. Il congelamento degli ovociti, invece, richiede il prelievo in giorni specifici del ciclo mestruale e necessita di un’ampia disponibilità della riserva ovarica da parte della paziente.
  • Il medical freezing maschile viene proposto nel caso in cui siano presenti neoplasie che interferiscono sulla produzione di spermatozoi o le cui cure possano generare sterilità temporanea o definitiva. Anche in questo caso, le tecniche di conservazione della fertilità sono due. La crioconservazione del seme è oggi la metodologia più utilizzata attraverso la raccolta del seme prima dei trattamenti oncologici. Il congelamento della biopsia testicolare, invece, prevede il prelievo del tessuto testicolare che può essere reimpiantato dopo il ciclo di cure.   
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