fbpx
  • info@pma-italia.it
  • +39 055 583840
  • Lista Elementi

Cos'è la PMA?

Pubblicato il 18 aprile 2019

PMA è l’abbreviazione di Procreazione Medicalmente Assistita. Si tratta dell’insieme di tutte le tecniche mediche e di laboratorio attualmente disponibili per aiutare il processo di fecondazione ed il  concepimento in  favore di coppie con problemi di fertilità e che hanno difficoltà a procreare naturalmente.

In cosa consiste la PMA

Spesso il sogno di avere un bambino seguendo il percorso di procreazione naturale non ha esito positivo. Di norma, dopo un anno di tentativi mirati per concepire, una coppia che non riesce a conseguire una gravidanza viene definita infertile; una condizione che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera una patologia e quindi una vera e propria malattia.

L’infertilità può spaventare ed avvilire, ma, una volta diagnosticata, la strada migliore per superare il problema è quella di ricorrere alla PMA.

Il percorso delle tecniche mediche e di laboratorio della PMA aiuta la fecondazione favorendo l’incontro tra l’ovocita e lo spermatozoo e il successivo impianto nell’utero della donna; un processo che per varie cause non riesce a concludersi in modo naturale.

Cosa è la PMA - Campagna del Cavolo

La procedura della PMA si distingue in tre livelli che vengono applicati in base ai vari casi, tenendo in considerazione fattori come la gravità, la tipologia e le cause dell’infertilità e della sterilità della coppia e l’età della donna.

I tre livelli della PMA

I tre livelli della PMA vengono stabiliti dalle linee guida pubblicate nel 2008 dal Ministero della Salute e la loro applicazione è spesso preceduta da un ciclo di stimolazione ormonale della donna. La legge 40 del 2004 definisce come mettere in atto i vari livelli gradualmente, iniziando se possibile da quelli meno invasivi.

  • Tecniche di primo livello – rivolte ai casi di sterilità senza alcuna causa certa e prevedendo una stimolazione ormonale della donna, a cui possono seguire rapporti mirati o una inseminazione intrauterina con gli spermatozoi del partner.
  • Tecniche di secondo livello – rivolte ai casi di alterazioni del liquido seminale (ICSI) oppure quando sono presenti alterazioni organiche delle tube o malattie come la endometriosi. Due le tecniche più utilizzate: Fivet (o IVF/ET) e Icsi.
    Essenzialmente la Fivet è la fecondazione in vitro degli ovuli, che a seguito dello sviluppo embrionale prevede successivo transfer (trasferimento) nell’utero, o destinati alla crio-conservazione. La Icsi, che consiste nella iniezione intracitoplasmatica (cioè direttamente all’interno del citoplasma di un ovocita) dello spermatozoo.
  • Tecniche di terzo livello – adeguate nei casi di infertilità maschile ancora più gravi e complessi, ad esempio come nel caso non vi sia presenza di spermatozoi nell’eiaculato e prevede un prelievo microchirurgico dei gameti dal testicolo.

Tecnica più diffusa è la IUI, ovvero l’inseminazione intrauterina

La IUI (l’inseminazione intrauterina) è la tecnica più diffusa di PMA di I livello senza prelievo di ovociti. La tecnica prevede, dopo stimolazione ovarica, l’immissione del liquido seminale nella cavità uterina, previa opportuna preparazione in laboratorio. L’introduzione avviene tramite un catetere di plastica flessibile. I prerequisiti femminili per beneficiare delle IUI sono: pervietà e buona funzionalità tubarica, assenza di patologie uterine. Mentre quelli maschili: presenza di spermatozoi con motilità.

In genere la procedura di IUI non causa fastidi e non prevede complicazioni e si presenta come la soluzione più indicata per aumentare le probabilità di gravidanza. La tecnica non è invasiva e si svolge in ambulatorio e, una volta terminata la procedura, la donna può tornare tranquillamente a casa.

Fivet – le fasi della fecondazione in vitro

La Fivet è una procedura di PMA di secondo livello molto diffusa che consente di risolvere le problematiche legate alla sterilità. La procedura prevede l’Incontro e la fecondazione in vitro di ovociti, precedentemente prelevati mediante pick-up, da parte di spermatozoi trattati in laboratorio.

Dopo lo sviluppo dell’embrione avviene il transfer nell’utero della donna per proseguire la gravidanza. La procedura prevede quattro fasi:

Induzione farmacologica – per stimolare l’ovaio vengono somministrati alla paziente farmaci che favoriscono la crescita e la maturazione dei follicoli. In questa fase si tiene sotto controllo il momento dell’ovulazione, così da poter prelevare gli ovociti prima che fuoriescano dai follicoli stessi.

Prelievo degli ovociti – l’aspirazione dei follicoli avviene in genere per via vaginale sotto controllo ecografico. La paziente dopo il prelievo rimane in osservazione per circa una ora. L’intervento viene generalmente eseguito in sedazione.

Fecondazione – gli ovociti prelevati vengono analizzati per accertarne il grado di maturità e trasferiti in uno specifico incubatore adatto a mantenere le condizioni ideali per la loro sopravvivenza e successivamente fecondati dopo alcune ore.

Trasferimento dell’embrione – la procedura avviene in ambulatorio e non richiede anestesia. Il trasferimento in utero degli embrioni avviene dopo due o tre giorni dal prelievo degli ovociti e dura circa 10-15 minuti. Dopo il transfer la paziente deve rimanere per alcune ore a riposo. Questo trattamento può avvenire anche con embrioni o ovociti crio-conservati precedentemente e opportunatamente scongelati.

Tecnica della ICSI

La ICSI tecnica di PMA di II° livello prevede, così come la Fivet, la fecondazione in vitro e l’introduzione di un solo spermatozoo nel citoplasma dell’ovocita, favorendo la formazione dell’embrione. La fecondazione avviene grazie all’intervento del biologo che sceglie tra gli spermatozoi quello migliore per morfologia e mobilità da impiantare nell’ovocita. Questa procedura, introdotta nel 1993, ha permesso di risolvere gravi casi di infertilità derivati da fattori maschili e consente di intervenire anche quando vi sono pochi spermatozoi. I prerequisiti per beneficiare della tecnica della ICSI sono: assenza di patologie uterine e funzionalità ovarica conservata.

Per eseguire la tecnica è previsto un pick-up, un piccolo intervento che viene eseguito sotto anestesia ed in sala operatoria. Durante il Pick-up vengono prelevati degli ovociti per via transvaginale. L’intervento dura circa 10 -15 minuti e la paziente può ritornare a casa senza necessità di ricovero. A seguito del prelievo gli ovociti vengono posti in coltura in incubatori appositi ed fecondati dopo alcune ore.

A distanza di 2-3 giorni dal prelievo, a seguito dello sviluppo embrionale, gli ovociti vengono trasferiti nell’utero.

Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su linkedin