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Allattamento al seno: quando il latte non arriva

Allattamento al seno: quando il latte non arriva

Pubblicato il 18 Dicembre 2020

Una delle maggiori preoccupazioni che hanno le mamme appena dopo il parto è quella di avere latte a sufficienza per allattare il proprio bambino. L’allattamento al seno è una grande risorsa ed è una pratica ampiamente consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’UNICEF in relazione ai numerosi benefici che porta sia al feto sia alla mamma.

Tuttavia, può succedere che il latte non arrivi immediatamente o che la quantità del latte prodotta non sia sufficiente. In questo caso, non bisogna allarmarsi, ma seguire le indicazioni delle ostetriche, che sapranno certamente consigliare come agire.

Perché l’allattamento al seno è importante

Il latte materno è senza dubbio l’alimento ideale per il neonato: non solo contiene tutti i nutrienti necessari alla crescita del piccolo, ma è perfettamente digeribile e non provoca alcun tipo di intolleranze.

Ma c’è di più: l’allattamento al seno fornisce sostanze utili per il lo sviluppo e la crescita del sistema immunitario. Ciò è particolarmente importante in aree del mondo dove la mortalità infantile è più elevata a causa di malnutrizione e malattie.

I dati raccolti nel 2017 nel rapporto di UNICEF e OMS rivelano che, su scala mondiale, solo il 40% dei neonati tra gli 0 e i 6 mesi viene allattato esclusivamente al seno e solo in 23 paesi tale quota supera il 60%.

allattare al seno

Il latte materno, secondo gli esperti dell’OMS, è molto importante perché ha la funzione di servire come primo vaccino, tale da proteggere da numerose patologie, come diarrea e polmonite.

Anche nel nostro paese i dati presentano situazioni contrastanti: oltre il 90% delle mamme inizia nei primissimi giorni l’allattamento al seno, anche se non sempre in via esclusiva, tuttavia durante le dimissioni la quota di mamme che allatta esclusivamente con il latte materno ammonta a circa il 77%.
Al quarto mese del bambino, solo il 31% delle mamme ha proseguito con solo il latte materno e solo il 10% continua oltre i sei mesi.

Oggi pediatri e ostetriche indirizzano le mamme, cercando di guidarle tra le difficoltà che si possono presentare quando il latte non arriva: nella maggior parte dei casi non è una condizione patologica e può essere risolta continuando ad attaccare il neonato al seno. Spesso quello che manca ancora è una corretta informazione: falsi miti sull’allattamento, indicazioni poco precise, ansie e paura di non essere adatte ad allattare possono creare confusione e spingere le mamme ad abbandonare l’allattamento al seno.

Cosa si può fare quando la montata lattea non arriva

La montata lattea è in momento in cui, appena dopo il parto, inizia la produzione di latte materno attraverso le ghiandole mammarie.

Di solito, la montata lattea arriva dopo pochi giorni dal parto, ma ci possono essere differenze tra una mamma e l’altra, così come da un parto all’altro. Se, per esempio, si tratta del secondo figlio e il primo è stato allattato a lungo, la montata lattea può arrivare già poco dopo ore dal parto.
Il neonato, appena uscito dall’utero materno, ha già l’istinto di succhiare: per questo è molto importante che possa stare subito a contatto con la mamma e attaccarsi al seno anche se il latte non c’è ancora.

Il contatto tra il piccolo e la madre, infatti, stimola l’ossitocina e la prolattina, ormoni responsabili della produzione del latte.  Inoltre, anche se il latte non c’è ancora, in genere c’è il colostro. Si tratta di una sostanza zuccherina, ricca di vitamine, con un alto potere nutriente ma, allo stesso tempo, molto digeribile. L’alimento perfetto, dunque, per il neonato appena nato.

Nel giro di pochi giorni, poi, dovrebbe trasformarsi in vero e proprio latte con quella che, appunto, è la montata lattea.

Il fatto che possa tardare può dipendere da diversi motivi: talvolta si tratta di un semplice ritardo fisiologico, in quanto non tutte le mamme sono uguali, mentre altre volte può verificarsi una sorta di blocco psicologico, dovuta proprio all’ansia. Altre volte ancora possono entrare in gioco questioni ormonali, che incidono sulla produzione del latte.

  • Quello che consigliano tutti gli esperti è di non farsi prendere dal panico e dall’ansia e di cercare di vivere la situazione nella massima serenità. Spesso, infatti, può subentrare un senso di inadeguatezza o, addirittura un senso di colpa, che diventano controproducenti.
    Mantenere la lucidità aiuta ad affrontare più serenamene le difficoltà, trasmettendo al proprio bambino senso di sicurezza e calma.
  • Un altro consiglio molto utile è quello di non smettere di attaccare il proprio bimbo al seno: anche se il latte non arriva o se non è sufficiente, la stimolazione prodotta dalla suzione può rilevarsi molto utile. Certamente uno dei metodi migliori è quello di attaccare il piccolo al seno al più presto possibile: studi scientifici dimostrano che la suzione già nelle prime ore dopo il parto provoca un riflesso neurologico che stimola la produzione di latte e ne provoca il passaggio attraverso i dotti galattofori.
  • Anche nel momento in cui sia necessario integrare il latte con quello artificiale, è importante non smettere di attaccare il proprio piccolo al seno. È sempre meglio farlo prima di dargli il biberon, in quanto il neonato è più affamato e probabilmente si attaccherà in modo di vorace. Se, invece, è già sazio dal latte artificiale, sarà meno interessato ad attaccarsi.
  • Curare la propria alimentazione è un’altra buona norma, sebbene, eccetto casi sporadici, non sia necessario seguire una vera e propria dieta. È sufficiente avere una dieta completa ed equilibrata, ricca soprattutto di vitamine, fibre e proteine. Non è, tuttavia, necessario esagerare con i cibi. Un falso mito, infatti, è quello che si debba mangiare per due: sarà sufficiente una alimentazione di circa 500 kcal in più rispetto a quella normale.

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