Come accedere alla PMA con i nuovi LEA

Pubblicato il 22 Maggio 2025

L’accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) tramite il Servizio Sanitario Nazionale rappresenta, per molte coppie, una risorsa importante nel percorso di cura dell’infertilità.
Nel gennaio 2017, le tecniche di PMA sono state ufficialmente inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Tuttavia, fino a pochi mesi fa, non erano ancora state definite le tariffe nazionali di riferimento.

Poiché l’attuazione concreta della norma era vincolata alla definizione di queste tariffe, le Regioni hanno agito autonomamente: alcune, come Toscana, Lazio o Lombardia, hanno continuato a erogare i trattamenti con regole proprie; altre non li hanno attivati, determinando una sostanziale disparità nell’accesso.

Solo nel 2024 è stato approvato l’aggiornamento del tariffario: da questo momento, il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire — in presenza di specifici requisiti — l’accesso alle prestazioni di PMA in regime pubblico o convenzionato.
Questa decisione recepisce finalmente quanto già indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che riconosce l’infertilità come una condizione medica a tutti gli effetti.

PMA nei LEA: chi può accedere

Con l’aggiornamento del tariffario approvato nel dicembre 2024, l’accesso alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) tramite il Servizio Sanitario Nazionale è stato ridefinito in modo più uniforme, alzando l’età massima e aumentando il numero di cicli. Ciò garantisce una maggiore equità di trattamento su tutto il territorio, mentre in precedenza vi erano disparità tra le varie regioni anche sotto questo profilo.

Il decreto del 2024 ha previsto che le donne possano accedere ad un massimo di sei cicli di PMA, a carico del SSN, fino al compimento dei 46 anni.

L’accesso è riservato a coppie con una diagnosi medica documentata di infertilità, effettuata da uno specialista in centri pubblici o accreditati. Rimane necessaria la certificazione di infertilità e la valutazione clinica da parte di un’équipe specializzata.

Sono comprese tutte le principali tecniche, senza distinzioni tra PMA omologa ed eterologa, e il costo del ticket è stato uniformato su base nazionale, seguendo le tariffe precedentemente adottate dalla Regione Emilia-Romagna.

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È importante sottolineare che, sebbene il quadro normativo sia stato chiarito, l’attuazione pratica può ancora essere lunga e richiedere tempi differenti a seconda delle regioni, tanto più che al momento dell’entrata in vigore del decreto sono stati presentati numerosi ricorsi al TAR che non hanno ancora avuto conclusione definitiva.

Come accedere: l’iter da seguire

Per accedere ai trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita in regime pubblico o convenzionato, è necessario seguire un percorso sanitario strutturato, che parte dalla diagnosi e si sviluppa attraverso diverse fasi.

Consultazione con il medico di base o il ginecologo

Il primo passo consiste nel rivolgersi al proprio ginecologo di fiducia, che potrà valutare la situazione e, se necessario, indirizzare la coppia verso un centro pubblico o convenzionato accreditato per la PMA. È importante coinvolgere anche il medico di base, il quale dovrà rilasciare le impegnative necessarie per l’accesso ai servizi e agli esami previsti dal percorso.

Diagnosi e valutazione clinica

Presso il centro accreditato, la coppia viene sottoposta a una valutazione clinica completa, che comprende l’anamnesi, esami specifici e eventuali approfondimenti diagnostici.
Se viene accertata una condizione di infertilità, il centro provvede a redigere la certificazione necessaria per accedere ai trattamenti tramite il Servizio Sanitario Nazionale.

Questa certificazione deve essere rilasciata dal responsabile della struttura o da un suo delegato, che può essere un ginecologo, un endocrinologo, un urologo o uno specialista in genetica medica.
Sebbene in passato fossero talvolta accettate certificazioni rilasciate da altri medici, la normativa attuale richiede che il documento provenga da un centro PMA autorizzato.

Piano terapeutico e completamento del percorso di PMA

Una volta confermata la diagnosi di infertilità, l’équipe del centro PMA elabora un piano terapeutico personalizzato, in base al quadro clinico della coppia. In questa fase vengono individuate la tecnica più appropriata (omologa o eterologa, di I, II o III livello) e le tempistiche del trattamento. Il piano include anche eventuali esami di approfondimento e indicazioni sulle procedure farmacologiche da seguire.

In passato, si registrava una disparità tra le Regioni anche per quanto riguarda la necessità di autorizzazione da parte dell’Azienda Sanitaria Locale prima del trattamento, in quanto alcune regioni la richiedevano e altre no. In alcuni casi, la documentazione veniva trasmessa direttamente dal centro e l’autorizzazione veniva rilasciata in tempi che possono variare da pochi giorni ad alcune settimane, a seconda delle procedure locali.

Nonostante la nuova normativa tenda ad uniformare le procedure, permangono differenze regionali che dipendono dall’autonomia organizzativa. Pertanto, alcune Regioni potrebbero continuare a richiedere l’autorizzazione formale da parte dell’Azienda Sanitaria Locale, mentre altre potrebbero non prevedere tale passaggio.

Inserimento in lista d’attesa e avvio del trattamento

Completate le fasi di diagnosi e autorizzazione, la coppia viene inserita in lista d’attesa per l’accesso al ciclo di trattamento, secondo le disponibilità del centro. Le tempistiche per l’inizio del percorso di PMA vero e proprio dipendono da vari fattori: precedenza dovuta alle condizioni cliniche, numero di tentativi già fatti, etc.
Nel frattempo, vengono fornite tutte le indicazioni necessarie e viene prestato il supporto necessario per affrontare con consapevolezza il percorso di PMA.

Va tenuto presente che le tempistiche e le procedure possono variare sensibilmente da una Regione all’altra. Pertanto, si consiglia di rivolgersi direttamente al centro PMA più vicino per ricevere informazioni aggiornate e dettagliate.

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