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Fertilità a 40 anni: rischi e paure.

Pubblicato il 11 ottobre 2019

Negli ultimi anni, e in particolare nell’ultimo decennio, in Italia è aumentata l’età media in cui le donne partoriscono il primo figlio. Se le nostre mamme e nonne e hanno la prima gravidanza attorno ai 25 anni, adesso sono molto numerose le donne che per scelta personale o per necessità pospongono il momento per diventare madri.
Le ragioni sono molte: oltre a quelle personali, incidono molto anche le mutate condizioni socio-economiche.
Oggi i giovani mediamente studiano più a lungo, di conseguenza escono dalle famiglie di origine e mettono su famiglia più tardi, anche a causa della difficoltà a trovare lavoro. 

C’è anche da tenere in considerazione che le donne sono maggiormente presenti nel mondo del lavoro, sebbene i dati dimostrino che solo una donna su 2 in età lavorativa ha un lavoro stabile.
Le donne, poi, hanno meno possibilità di carriera e sono consapevoli che esiste ancora una mentalità per cui la maternità può essere di ostacolo. 

Per tutti questi fattori spesso il momento giusto per avere un figlio si sposta avanti, con il risultato che la percentuale di neomamme quarantenni è in costante aumento, nel 2017 ha raggiunto quasi il 9% del totale.

Se dopo una certa età la fertilità diminuisce mentre i rischi salgono, è altrettanto vero che avere un figlio a 40 anni è possibile, come dimostrano le statistiche stesse.

 

Un importante aiuto in questo senso è arrivato anche dalla scienza che tramite le tecniche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) ha permesso a un numero sempre maggiori di donne di portare a termine la gravidanza in età avanzata, riducendo allo stesso tempo i rischi e le complicanze. 

Dolce attesa a 40 anni: quali sono i rischi?

Se l’età per partorire il primo figlio si è spostata in avanti e le neomamme quarantenni non sono più una rarità, è altrettanto vero che la condizione biologica della donna in questi anni non è mutata.

Gli studi scientifici dimostrano che da un punto di vista puramente biologico l’età migliore per partorire si colloca tra i 20 e i 28 anni, quando la fertilità è al massimo del suo potenziale e il corpo femminile nelle condizioni ideali per affrontare la gravidanza.

Lentamente man mano che passano gli anni la fecondità diminuisce con bruschi cali intorno ai 37 e ai 40 anni. Allo stesso tempo, salgono i rischi.  I dati statistici mostrano, infatti, come la percentuale di casi di infertilità sia in crescita e che la difficoltà a concepire riguardi almeno una coppia su cinque.

Allo stesso tempo, gli studi clinici rivelano che con l’avanzare dell’età il rischio di complicanze non aumenta solo per il feto, ma anche per la mamma. Infatti, per una mamma avanti negli anni le probabilità di incorrere in patologie che, probabilmente, in giovane età non si manifesterebbero, sono più elevate.

Tra queste ci sono il diabete gestazionale, l’ipertensione, l’aumentato rischio di ritardo di crescita fetale.  Ci sono inoltre maggiori probabilità di sviluppare una gravidanza extrauterina, che avviene quando dopo la fecondazione lo zigote si impianta fuori dall’utero, ad esempio nelle tube, provocando l’aborto spontaneo nelle prime settimane.

Anche la probabilità di aborto spontaneo a 40 anni è più elevata: per un rigetto del corpo, per anomalie del feto, oppure perché l’organismo non è in grado di affrontare i cambiamenti legati alla gravidanza.

Tra le altre complicanze in gravidanza, vi possono essere distacco della placenta con conseguente parto prematuro.

Per quanto riguarda invece le possibili patologie del feto, i rischi di malformazioni fetali o cromosomiche sono più alte, basti pensare che a 25 anni, e quindi nel pieno dell’età fertile, ogni donna ha l’1% di probabilità di concepire un figlio con la sindrome di Down o Klinefelter, mentre se la futura mamma ha 40 anni, la probabilità sale ad 1 bambino su 35.

La paura di concepire a 40 anni.

Così come l’età biologica influisce sul fisico e sulle possibilità di concepire e portare a termine la gravidanza, allo stesso modo ogni età porta con sé un bagaglio di esperienze e paure diverse.
Sebbene ogni donna abbia una storia a sé e ogni gravidanza sia diversa dalle altre, gli studi di psicologia hanno evidenziato tratti comuni tra mamme della stessa fascia di età.

In genere, le neomamme ventenni si mostrano meno ansiose e più adattabili ai cambiamenti. Le loro ansie si concentrano prevalentemente sulla difficoltà di accettare i mutamenti del proprio corpo.
Le mamme trentenni, invece, si mostrano più consapevoli e, per questo, più ansiose. Uno dei timori più grandi è quello di non essere all’altezza del proprio ruolo, seguito dalla paura di non riuscire più ad avere tutto sotto controllo.

Le neomamme quarantenni, infine, si trovano in una condizione molto particolare nella quale la gravidanza spesso costituisce una condizione a lungo desiderata e quasi insperata. Per questo, a dispetto dell’età, sovente dimostrano un’energia maggiore di quanto si potrebbe pensare.

Tuttavia, spesso a 40 anni le paure iniziano prima del concepimento e riguardano la scelta stessa di diventare mamma. Soprattutto per chi ha problemi di fertilità, scegliere di sottoporsi a tecniche di PMA non è semplice.

Sebbene oggi la ricerca medica abbia messo a punto tecniche molto avanzate e ridotto drasticamente le possibilità di complicanze, è pur vero che i rischi non sono nulli.
Il fatto che gli aborti spontanei nella fecondazione artificiale abbiano un’incidenza maggiore rispetto alla fecondazione naturale sembra più che altro connesso al fatto che le donne che si sottopongono a queste tecniche sono già predisposte a questa condizione. Lo stesso discorso vale per le gravidanze ectopiche e per i casi di malformazione, che hanno un’incidenza leggermente più alta rispetto alla media dei parti ottenuti con fecondazione naturale.

In ogni caso, che si riesca a concepire con la fecondazione naturale o con quella assistita, spesso per le mamme quarantenni la paura prevalente riguarda proprio la salute del bambino e il timore di non riuscire a portare a termine la gravidanza.
A questa paura si aggiunge la consapevolezza che potrebbe trattarsi dell’ultima possibilità di diventare mamma.  

Tuttavia, come nelle altre gravidanze, il modo migliore per affrontarla è con serenità, facendo attenzione al proprio corpo e ai segnali che questo dà. Lo scrupolo nel seguire le indicazioni mediche e nel sottoporsi ai controlli permetterà di diminuire ogni tipo di rischio.

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